La ricerca archeologica
La conoscenza archeologica dell’area del villaggio rupestre, nonostante la vastità e l’importanza del sito, si limitava, prima degli interventi connessi alla realizzazione del parco rupestre, ad attività di ricognizione di superficie e ad alcuni saggi archeologici concentrati in particolare all’interno delle chiese rupestri.
L’intera area del parco rupestre è stata profondamente interessata, in maniera continuativa nei secoli successivi all’abbandono del villaggio, da attività antropiche, in particolare funzionali alla conduzione dei campi, e da una frequentazione sporadica fino a tempi molto recenti. Tali attività hanno comportato, quindi, profondi sconvolgimenti allo stato originario dei luoghi, tanto che si presume siano pochissimi i siti integri, circoscrivibili a quelli protetti da crolli ciclopici e ad alcuni degli ambienti ipogei.
La campagna di scavo connessa alla realizzazione del parco ha interessato numerose aree del villaggio, con particolare attenzione agli ambiti chiusi costituiti da cisterne e fosse granarie.
Di particolare interesse le informazioni desunte dallo scavo della cisterna esterna al complesso rupestre localizzato di fronte alla chiesa di Lama d’Antico, che ha restituito numerosi reperti ceramici, insieme a manufatti interessanti per la ricostruzione della cultura materiale del villaggio. Si tratta in particolar modo di brocche ed anforacei, recipienti atti cioè ad attingere l’acqua, che confermano la loro appartenenza ad una fase di utilizzo della cisterna.
Il ritrovamento di una brocca trilobata invetriata policroma, appartenente alla classe ceramica del tipo RMR (ramina, manganese e rosso), fornisce invece informazioni di rilievo sulla datazione dello strato archeologico: tale classe ceramica, comparsa alla fine del XIII secolo, è diffusissima per tutto il XIV secolo, mentre nella seconda metà – fine XV secolo si assiste alla produzione degli ultimi tipi di tale ceramica, del tutto assente nel XVI secolo. Il ritrovamento di tale brocca permette quindi di stabilire, con un buon grado di approssimazione, che la cisterna fosse sicuramente in disuso alla fine del XV secolo; è probabile inoltre, in considerazione dell’importanza della raccolta dell’acqua e della posizione centrale del manufatto all’interno dell’insediamento, che entro tale data sia terminato anche l’insediamento stabile nel villaggio di Lama d’Antico.
Le indagini condotte nell’area di San Lorenzo hanno invece portato alla scoperta di quello che resta del sepolcreto posto immediatamente all’esterno della chiesa rupestre omonima. In un’area profondamente segnata da antica attività estrattiva e dalle continue operazioni colturali, anche recenti, sono venute alla luce due tombe, una già violata e l’altra contenente ancora i resti del defunto, seppure in pessimo stato di conservazione e con evidenti segni di manomissioni dovute principalmente alle arature. La mancanza di qualsiasi oggetto di corredo rende difficile inquadrare cronologicamente la deposizione, ma la sua localizzazione, così vicina all’entrata della chiesa, la pone certamente in stretta relazione con le fasi di vita del complesso rupestre.
Le indagini archeologiche hanno portato inoltre a confermare la frequentazione del sito di Lama d’Antico in epoca preistorica dal Neolitico all’età del Bronzo (XVIII – XVI secolo a.C.).
Testi dell'Arch. Gianluca Andreassi Illustrazioni a cura di Nicola Cillo



